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Ecografia

L'ecografia è utile nella diagnostica perché consente un dato anatonomo-morfologico oggettivo, che può essere osservato nel tempo

L'ecografia, nella routine ambulatoriale medico estetica, è in massima parte finalizzata allo studio del tessuto adiposo sottocutaneo e alla valutazione dei  relativi processi abiotrofico-regressivi, quali la pannicolopatia edemato-fibro-sclerotica (PEFS). Per quanto precedentemente descritto, tale impiego apparirebbe limitante, vista la potenzialità dello strumento ecografico e la complessa natura dell'apparente problema estetico.

Giova ricordare che negli afferenti al medico estetico, è facile il riscontro di condizioni patologiche strutturate, come di aspetti sub-clinici, che riguardano diversi target: gli organi, i vasi, l'apparato locomotore e i tessuti molli, in genere.

L'ecografia è utile nella diagnostica routinaria delle varie condizioni fisiopatologiche, dalla prima visita ai controlli successivi, perché consente un dato anatonomo-morfologico oggettivo, che può essere osservato nel tempo, archiviato, comparato e refertato al paziente.

In un'epoca dove l'immagine professionale ha la sua importanza, unitamente alla sicurezza del dato e alla sua tangibilità, la refertazione ecografica diventa alfine una modalità essenziale e discriminante. L'ecografia, com'è noto, misura l'eco riflesso dai tessuti, quando sottoposti alla trasmissione di un fascio ultrasonoro. La metodica, in estrema sintesi, sfrutta due princìpi: la composizione dei tessuti corporei, a cui corrisponde una velocità di trasmissione del suono tra 1450 e i 1660 m/s, e la peculiarità delle sonde, o trasduttori a cristalli piezoelettrici, che generano l'ultrasuono. Riguardo ai differenti target, infatti, s'impiegano sonde di forma, e soprattutto di frequenza diversa, affinché il tessuto possa riflettere le sue componenti costitutive, attraverso una scala di grigi, dal bianco al nero. Nella valutazione ecografica del sottocutaneo si utilizzano trasduttori lineari con frequenza variabile da 7,5 a 20 MHz.


Il razionale d'uso è il seguente: più alta è la frequenza, più elevata è la risoluzione, ma più ridotta è la capacità di penetrazione!


Ad esempio, per l'analisi degli organi, degli arti inferiori e dei tessuti addominali sono utilizzate sonde con frequenza di 2,5 - 8 MHz; qualora lo studio riguardasse solo il derma e l'ipoderma, si dovrebbero usare sonde da 15-20 MHz.

Un buon rapporto tra costi e modalità d'impiego, relativamente alla necessità di avere il più vasto campo di analisi, si consegue con una sonda con frequenza modulabile da 5 a 13 MHz.

La funzione ecocolordoppler aggiunge ulteriori informazioni all'analisi ecostrutturale, perché pone in luce la capacità di pumping vascolare, con focus sul flusso venoso venoso e arterioso. Si pensi all'enorme utilità di questa funzione, in sede angiologica, flebologica e cardio-vascolare.

 

Le regioni di maggior interesse ecografico in Medicina Estetica, sono:

  • il volto e il collo (target cutaneo e ghiandole)
  • gli arti superiori (target sottocutaneo e osteomuscolare)
  • l'addome (target sottocutaneo, ghiandole e organi)
  • gli arti inferiori (target sottocutaneo, osteomuscolare, ghiandole, vasi)

 

Considerando le varie forme di patologia dermoestetica, e i relativi gradi di stadiazione, i controlli dovrebbero essere distanziati nel tempo, in relazione agli obiettivi del trattamento in corso.

 

Nel dettaglio:

  1. a distanza mensile, nel post trattamento chirurgico e nei trattamenti di riabilitazione flebo-angiologica (focus ecografico sugli aspetti funzionali e strutturali);
  2. a distanza di 6 mesi, nei trattamenti dermocosmetici, nutrizionali, strumentali di biostimolazione (focus ecografico sull'aspetto morfologico strutturale);
  3. nel caso della laserlipolisi e della lipoaspirazione il follow-up dovrebbe essere mantenuto sino a 24 mesi, con cadenze semestrali a partire dal terzo mese.

 

Ecografia del tessuto sottocutaneo

L'esame documenta in termini oggettivi lo spessore del sottocutaneo e l'eventuale evoluzione di un quadro patologico da PEFS. In tal caso si constata: il progressivo sovvertimento dei tralci connettivali, la lacerazione, l'assottigliamento o l'ispessimento degli stessi, la presenza di macronoduli, l'assottigliamento e la discontinuità della linea dermo-ipodermica.

Si parte dall'assunto che il tessuto sottocutaneo presenta zone anecogene (i lobuli adipocitari) suddivise da tralci vasculo-connettivali iperecogeni.

La comparsa di aree con diversi gradi di ecogenicità aiuta nell'interpretazione dell'esame.

 

In breve:

  • Zone anecogene uniformi e diffuse (lobuli adipocitari), suddivise da linee iperecogene verticali (tralci connettivali determinanti i setti globulari) e da una linea ecogena superiore distinta e continua (confine derma - ipoderma) costituiscono nell'insieme il quadro ecografico di un tessuto sano.
  • Linee ecogene rettilinee, discontinue e parallele al piano, con  addensamenti iperecogeni nel confine dell'ipoderma, o linee iperecogene ad andamento curvilineo e di modico spessore (fibrolisi e neofibrollopoiesi del connettivo), o  ipoecogenicità del cellulare superficiale e iperecogenicità di quello profondo (sovvertimento dei lobuli adiposi), sino a una ecogenicità diffusa con scarsa rappresentazione dei tralci connettivali, unitamente all'ispessimento ecogeno del derma (epatizzazione) sono in sequenza i quadri ecografici dell'evoluzione pannicolopatica.

 

Lo screening ecografico della pannicolopatia aggiunge spesso quadri più complessi di quanto sospettato nel percorso anamnestico e obiettivo: questo induce a modificare la scelta terapeutica e a rafforzare  il rapporto medico-paziente.

Ecografia degli arti inferiori

Edemi alle gambe, teleangectasie, discromie cutanee, corona flectasica perimalleolare e varici,  sono causa del frequente “inestetismo” degli arti inferiori.

Come rimarcato, trattasi di segni riferentesi alla presenza d'insufficienza venosa cronica (IVC). Le manifestazioni cliniche dell'IVC sono riconducibili all'ipertensione venosa localizzata, o diffusa, con ripercussioni sulla macro e microcircolazione. La manifestazione iniziale è l'edema, a volte accompagnato da sintomi quali dolore, pesantezza, affaticabilità o crampi, spesso notturni.

Sono questi i sintomi, obiettivi o soggettivi, che il medico rileva durante la visita medico estetica e, da questo corredo clinico, la diagnosi differenziale deve poter giungere alla distinzione tra fattori vascolari, o extra vascolari, che possano alterare il sistema venoso (IVC), dalle altre affezioni quali le artropatie, le neuropatie o arteriopatie periferiche (Diabete?).

La diagnosi differenziale pone, quindi, in risalto la sequenza delle indagini precedentemente delineata, a partire dai dati anamnestici, allo stile di vita, alle abitudine alimentari, all'analisi antropomorfologica, ematochimica sino all'ecografia distrettuale. In sintesi, la condizione dell'IVC deve essere affrontata con la classica semeiotica flebologica e, soprattutto, con l'indagine ecografica in doppler. L'ecografia doppler prende in esame il sistema venoso superficiale e profondo, unitamente alla velocità dello scorrimento ematico nei distretti esplorabili; in dettaglio, consente l'osservazione della pervietà e dell'efficienza degli apparati valvolari del sistema stesso, partendo dall'esame:

  • delle variazioni spontanee della velocità basale;
  • delle modificazioni sulla fisiologica risposta alle apposite manovre;
  • delle alterazioni anatomopatologiche localizzate.

 

Per la migliore esplorazione del sistema venoso profondo e superficiale, si suggerisce uno strumento bidirezionale con sonde rispettivamente con frequenze da 4MHz, sino a 8MHz. Fondamentali nell'indagine ecografica sono la posizione del paziente in funzione del target e la modalità del contatto sonda-tessuto.

Il doppler venoso contribuisce attraverso la modificazione del suono, quello spontaneo oppure quello indotto da precise manovre di compressione, o decompressione, di valutare la presenza di occlusioni del vaso (trombosi) e d'incontinenza valvolare, quale agenesia valvolare e sindrome post-flebitica. Nell'analisi del sistema venoso profondo si consegue una valutazione ottimale complessiva della pervietà del flusso, esaminando la vena femorale comune e la vena iliaca, dopo dorsiflessione del piede, o dopo specifiche manovre, quali la profonda inspirazione, la manovra di Valsava, o il semplice colpo di tosse.

 

La valutazione del sistema venoso superficiale, è invece paradigmatica per lo studio dell'incontinenza degli apparati valvolari degli osti safeno-femorale e safeno-popliteo.

Anche in questo ambito l'esame ecografico viene agevolato da semplici e lievi compressioni in precisi distretti dell'arto, da specifiche manovre (Schwartz, Trendelenburg) con il soggetto in clino- e ortostatismo.

 

La valutazione del sistema venoso perforante è invece finalizzata alla ricerca di vene perforanti incontinenti.  In particolare il target è è costituito dalle vene perforanti di Hunter, Boyd, Cockett e la cosiddetta vena trasversa al polpaccio. L'uso del laccio e delle manovre, sopra citate, aiuta a discriminare nella rilevazione dei reflussi lunghi, o brevi.

 

L'ecografia doppler dell'IVC, in quanto essenziale nella mappatura del sistema venoso dal punto di vista anatomico e emodinamico, risulta essere il presupposto indispensabile  per la migliore terapia. I trattamenti farmacologici, di fisiokinesi, quelli elasto-compressivi, scleroterapici e, infine, quelli chirurgici classici, o laser assistiti,  rappresentano al riguardo il più frequente intervento terapeutico in medicina estetica.  Occorre ricordare, tuttavia, che per conseguire la migliore ossigenazione e riduzione della flogosi tissutali, l'intervento sullo stato nutrizionale è altrettanto indispensabile e, in questo ambito, una nutrizione mirata e il conseguimento del normopeso, rappresentano due elementi preventivi e curativi, da cui obbligatoriamente si deve passare.